Psichiatria

Il nostro approccio nei confronti della psichiatria ha origine dalla convinzione che la “follia” non può e non deve togliere la soggettività al malato.

Negli ultimi venticinque anni è stato ampiamente dimostrato che oggettivare la malattia psichiatrica, cercare di curarla, cioè, indipendentemente dall’individuo che ne soffriva, ha finito per “cronicizzare” il malato.

Viceversa crediamo, e il nostro lavoro ce lo conferma, che la “follia” sia soprattutto l’espressione di una personalità in crisi, la quale tuttavia non toglie al malato il diritto di essere persona e, quindi di essere, oltre che curato, anche ascoltato nei suoi bisogni, incoraggiato nei suoi timidi progressi relazionali, accompagnato negli ambiti in cui ha paura a spingersi da solo.

La cosiddetta malattia mentale ha moltissime forme “espressive”, e certo è che i dati dell’OMS non sono incoraggianti, visto che denunciano un aumento progressivo di tali disturbi nelle popolazioni occidentali.

Noi crediamo che una delle cause di questo fenomeno sia proprio la scarsità o l’assenza di relazione tra individui; una crescente disattenzione per il “fattore umano” a vantaggio di processi produttivi e dinamiche sociali sempre più espulsivi e incuranti della soggettività.
Qualsiasi tentativo riabilitativo che prescindesse da un rapporto, da una relazione significativa, da uno “stare con”, non otterrebbe quindi altro risultato se non di riprodurre nella vita del malato quell’isolamento affettivo, quella impossibilità a comunicare i propri sentimenti che, probabilmente, sono all’origine della sua crisi.

In questa sezione puoi leggere anche anche:

x

Continuando la navigazione o chiudendo questa finestra, accetti l'utilizzo dei cookies.

Questo sito o gli strumenti terzi qui utilizzati sfruttano cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione, acconsenti all’uso dei cookie.

Accetto Cookie Policy
X
x